Infiltrazioni

Dr. Scrofani Raffaele

Con il termine “infiltrazione” si intende l’iniezione di farmaci e molecole attive in corrispondenza o nelle immediate vicinanze delle strutture interessate dal processo patologico e dalle quali origina il dolore (radici nervose, faccette articolari tra le vertebre, muscoli, strutture nervose …).

Il mal di schiena non è una malattia ma un sintomo comune a molte malattie. E’ una delle sindromi dolorose più frequenti, tanto che la maggior parte delle persone almeno una volta nella vita lo sperimenta ed è uno dei principali motivi per cui viene richiesto un consulto medico. Si tratta di una patologia che comprende diversi tipi di disturbi, che in genere si possono distinguere in acuti e cronici ma per la quale raramente è necessaria la chirurgia.

L’infiltrazione spesso è la soluzione ideale a molteplici mal di schiena, sia di origine cervicale che lombare. L’esperienza pluriennuale in questa metodica mi permette di affermare che molti paziente che hanno provato molteplici metodiche invasive e non, hanno trovato giovamento da un ciclo di infiltrazioni.

Ovviamente l’infiltrazione necessita di molta esperienza e studio nel settore, pocihè solo in mani veramente esperte può essere risolutiva, altrimenti sono più i danni che può causare che benefici.

All’attivo ho oltre 15.000 infiltrazioni, eseguite in ogni angolo del corpo umano, e sempre con ottimi risultati.

Incidenza

Il mal di schiena, comunemente chiamato lombalgia, è un disturbo che può manifestarsi a qualsiasi età e rappresenta la patologia umana più frequente dopo il raffreddore, spesso dovuta proprio al lavoro. Il dolore percepito può essere acuto o cronico, e rappresenta una delle cause tipiche di assenza dal lavoro.

Per meglio rendersi conto dell’ordine di grandezza di questo problema, secondo stime dell’Unione Europea, quasi il 25% dei lavoratori soffre di mal di schiena, e una percentuale di poco inferiore (23%) lamenta dolori muscolari di vario genere. Al di sopra ai 50 anni il mal di schiena interessa la maggior parte della popolazione adulta, ovvero il 60-80% dei soggetti, e la quasi totalità di quelli sopra ai 60 anni.

Questa situazione diffusa deriva, in primo luogo, da condizioni, modalità e procedure di lavoro non corrette: per circa il 62% dei lavoratori la causa sono azioni ripetitive esercitate per circa un terzo della giornata di lavoro; il 46% invece lavora in posizioni dolorose o stancanti e il 35% trasporta o movimenta carichi troppo pesanti.

Anche la sedentarietà dei lavoratori che trascorrono il 90% della loro giornata lavorativa seduti ad una scrivania può rappresentare un motivo tutt’altro che trascurabile di incidenza del fenomeno. Questo per l’ergonomia della postazione di lavoro, spesso non adeguata, e quindi per posture errate, assunte e mantenute per lunghi periodi.

Anatomia patologica

La struttura ossea della schiena è formata da 33 vertebre che vengono classificate in 5 gruppi:

  • Collo (cervicale): 7 vertebre cervicali;
  • Schiena alta (toracica): 12 vertebre dorsali;
  • Schiena bassa (lombare): 5 vertebre lombari;
  • Osso sacro: 5 vertebre saldate;
  • Coccige: 4 vertebre saldate.

Per evitare l’attrito eccessivo tra le vertebre, queste ossa sono intervallate dai dischi cartilaginei (dischi intervertebrali): strutture fibro-elastiche che hanno il compito di attutire gli impatti e gli sfregamenti tra le vertebre.

dischi intervertebrali sono formati da due parti:

  • Nucleo polposo: costituisce la parte centrale, grazie alla composizione ricca d’acqua e alla sua elasticità, permette di distribuire il carico di peso che grava sulla spina dorsale;
  • Anello fibroso: è la parte esterna, più resistente, che circonda il nucleo centrale, con funzioni protettive.

  • Lombalgia acuta (durata inferiore alle 6 settimane)
  • Lombalgia sub-cronica (6-12 settimane)
  • Lombalgia cronica (più di 12 settimane)

Generalmente ci si riferisce alla lombalgia acuta anche come colpo della strega.

Una lombalgia cronica può portare anche a modificare la postura per evitare le posizioni dolorose aggravando, in questo modo, l’errata distribuzione di peso a carico della colonna vertebrale.

Sintomi e segni

Lombalgia

La lombalgia (cioè il dolore alla colonna vertebrale, il complesso funzionale che fa da pilastro all’organismo umano) non è una malattia ma un sintomo di diverse patologie, aventi in comune la diffusione del dolore in regione lombare. È un disturbo estremamente frequente in età adulta, con massima incidenza in soggetti di 40-50 anni di entrambi i sessi. Circa l’80% della popolazione ne è colpito almeno una volta durante la vita.

Può presentarsi in forma acutasubacuta e cronica, con diversi gradi di disabilità.

È tra le più frequenti cause di assenza dal lavoro ed ha perciò un’elevata incidenza socio-economica.

La lombalgia è distinta in due grandi gruppi, a seconda che derivi o meno dai segmenti ossei sovrapposti (le vertebre) che la compongono:

  • di origine vertebrale
  • di origine extravertebrale

Appartengono al primo gruppo le forme da patologie congenite, tra cui:

  • sacralizzazione dell’ultima vertebra lombare, la quinta, che in questo caso risulta fusa con la prima vertebra sacrale
  • spondilolisi, ovvero la mancata fusione di parte dell’arco posteriore di una vertebra
  • spondilolistesi, quando avviene lo scivolamento in avanti di un corpo vertebrale
  • sinostosi, deformità congenita dovuta alla fusione di due o più vertebre;

e le forme, molto più frequenti, da patologie acquisite:

  • processi degenerativi, tra cui discopatie, stenosi del canale etc
  • malattie reumatiche
  • infezioni
  • neoplasie
  • traumi
  • turbe metaboliche e del turnover osseo

Nel gruppo delle lombalgie extravertebrali figurano quelle da cause neuromeningee, viscerali  (gastrointestinali, urologiche e ginecologiche) e vascolari (aneurisma dell’aorta addominale).

Cervicalgia

l dolore percepito dai pazienti affetti da cervicalgia è di entità variabile. Si tratta di un dolore costante, che può essere localizzato in zone diverse della colonna cervicale. La localizzazione aiuta spesso a capire l’origine del problema, se coinvolge o no i nervi e se magari è in corso una reazione infiammatoria. Proprio in base alla localizzazione del dolore, si possono distinguere tre categorie di dolori cervicali:

  • La cervicalgia vera e propria, in cui il dolore riguarda principalmente il collo ed è accompagnato da una rigidità muscolare e da una limitata mobilità della zona colpita. In questo senso, è molto simile al torcicollo, al quale si può spesso accomunare.
  • La sindrome cervico-brachiale, nella quale i dolori tendono a irradiarsi alle spalle, alle braccia e talvolta alla mano. La comparsa di formicolii o eccessiva sensibilità agli arti interessati è di solito l’indizio di una compressione anomala dei nervi cervicali.
  • La sindrome cervico-cefalica, che determina la comparsa di cefalea di tipo tensivo oppure emicrania, vertigini, disturbi alla vista o all’udito, nausea e vomito.

Nella maggior parte dei casi, i dolori non durano più di qualche giorno e raramente superano la settimana, specie quando sono di origine traumatica: regrediscono spontaneamente, oppure con l’ausilio di farmaci da banco. Se non trattati adeguatamente, però, i sintomi tendono a ripresentarsi con relativa facilità. Questo avviene se l’infiammazione non è stata curata adeguatamente, o se c’è una patologia non correttamente diagnosticata a spiegare l’insorgenza dei sintomi. Se la cervicalgia si protrae per più di tre mesi, si può definire cronica, e può diventarlo se persistono fattori come lo stress o le posture scorrette, ma anche in presenza di malformazioni congenite alla colonna vertebrale, oppure di malattie degenerative come l’artrosi cervicale.

È importante, inoltre, distinguere l’esatta origine del dolore. Esso può infatti dipendere dai traumi muscolari, da problemi a carico delle articolazioni, o ancora da lesioni ai nervi, che possono essere infiammati o comunque sollecitati e compressi: questo avviene per esempio nell’ernia del disco.

L’esatta localizzazione e natura del dolore può essere identificata da un medico specialista, solitamente un neurochirurgo o un fisiatra, attraverso gli opportuni esami diagnostici: radiografia, TAC, risonanza magnetica o elettromiografia.

 

Dorsalgia

La dorsalgia è una patologia della colonna vertebrale che si manifesta attraverso un dolore nel tratto centrale della schiena (dalla vertebra D1 e la vertebra D12) e può originare o dalle strutture muscolo-scheletriche (vertebre, costole, muscoli, tendini) oppure può derivare da patologie che colpiscono gli organi interni (cuore, polmoni, fegato..).

Nella letteratura scientifica non ci sono molte pubblicazioni in merito alla dorsalgia probabilmente perché è un dolore meccanico che si manifesta raramente sia durante l’adolescenza sia durante un’età più avanzata. Spesso viene associata ad altre due patologie: la lombalgia, che è un disturbo diffuso che coinvolge i muscoli e le ossa della schiena, e la cervicalgia che è un dolore al collo che si protrae per un periodo di tempo e che può variare da poche settimane fino ad anni.

La dorsalgia si manifesta attraverso un forte dolore localizzato nel tratto dorsale e precisamente dalla vertebra 1 alla vertebra 12, e da qui può estendersi anche lungo le coste ed il torace. A volte il dolore può originare dal tratto cervicale e successivamente interessare anche il tratto dorsale.

Il dolore causato dalla dorsalgia può essere acuto o cronico e molto spesso è associato alla lombalgia e alla cervicalgia.

Oltre al dolore, il dorso si irrigidisce e i muscoli vicini alla colonna vertebrale sono contratti e dolenti; inoltre attraverso le radiografie si possono intravedere una curva dorsale e degli evidenti segni di artrosi.

Lombosciatalgia/cruralgia è il tipico sintomo della cisti sinoviale.

Il mal di schiena può essere indotto da molte cause e presentare caratteristiche differenti, che devono essere indagate attentamente per poter emettere una diagnosi differenziale precisa e individuare l’approccio terapeutico più appropriato caso per caso.

Le principali tipologie di mal di schiena riscontrate in pratica clinica comprendono:

•  la lombalgia non complicata/aspecifica (in assoluto la più diffusa, spesso associata a contrattura muscolare acuta o a
stiramento dei legamenti e in molti casi non riconducibile una causa ben definita);
•  la sciatalgia o “sciatica” (infiammazione del nervo sciatico, che parte dalla regione lombare della colonna vertebrale e
scorre lungo la parte posteriore della gamba fino all’incavo del ginocchio, per poi diramarsi fino al piede);
•  l’artrosi delle vertebre lombari, dorsali o cervicali (con conseguente infiammazione dei tessuti molli circostanti il tratto
vertebrale interessato e contrattura muscolare reattiva), associata o meno a discopatie (ernia del disco, ernie cervicali
ecc.) e/o sofferenza del midollo spinale;
•  il “colpo della frusta” (contrattura violenta, improvvisa ed estremamente dolorosa dei muscoli lombari durante
l’esecuzione di un movimento brusco della schiena);
•  le fratture vertebrali da “compressione”, conseguenti a traumi o spontanee (queste ultime frequenti in chi soffre di
osteoporosi severa).

A prescindere dalla causa che ha indotto il mal di schiena, la presenza di una possibile compromissione neurologica a carico dei nervi spinali o del midollo spinale è segnalata dall’insorgenza di dolore che si irradia in altri punti del corpo (braccia e mani nel caso della cervicalgia; gambe e piedi nel caso della lombalgia), accompagnato da formicolii, alterazioni della sensibilità (al caldo/freddo, alla pressione ecc.), calo di forza e di controllo muscolare. Qualora vi sia una sofferenza midollare a livello cervicale, possono manifestarsi anche vertigini, difficoltà d’equilibrio, instabilità sulle gambe, incontinenza e difficoltà a camminare.

Meno frequentemente un mal di schiena acuto molto intenso può comparire a causa di:
•  patologie renali e/o delle vie urinarie (calcolosi, infezioni ecc.);
•  infiammazioni del pancreas o, negli uomini, della prostata;
•  ulcera gastrica complicata;
•  malattie infiammatorie intestinali (sindrome del colon irritabile, diverticolite ecc.);
•  infezioni o tumori spinali o, nelle donne, a c arico di utero od ovaie.

Fattori di rischio per mal di schiena complicato
•  Età superiore i 50 anni.
•  Dolore di durata superiore a 4 settimane.
•  Recente trauma alla schiena.
•  Storia di neoplasie o di osteoporosi.
•  Perdita di peso non intenzionale.
•  Dolore notturno, insonnia, sudorazione.
•  Affaticamento, febbre, mal di testa.
•  Uso di immunosoppressori, corticosteroidi o farmaci iniettivi.

Limitandosi al caso della lombalgia comune, i sintomi caratteristici che permettono al medico di riconoscerla e inquadrarla durante la semplice visita sono soprattutto il dolore localizzato nella regione lombare (con eventuali irradiazioni a distanza), la contrattura più o meno accentuata dei muscoli di sostegno della colonna vertebrale e la limitazione dei movimenti.

Durante la visita, il medico esaminerà, in particolare, lo stato delle vertebre (posizionamento, anomalie strutturali palpabili ecc.) e dei muscoli (simmetria, livello di contrazione, motilità ecc.) e le reazioni alla sollecitazione di zone ben definite, in grado di informare sull’origine e la natura del dolore (“trigger point”).

La valutazione aggiuntiva degli organi della zona addominale e pelvica e l’eventuale prescrizione di esami di laboratorio mirati (non sempre necessari) permetteranno invece di escludere patologie a carico dell’apparato gastroenterico (intestino, fegato, pancreas) e urinario (reni, ureteri, prostata) o altre condizioni sistemiche potenzialmente all’origine del mal di schiena (disfunzioni tiroidee, diabete ecc.).

Nella stragrande maggioranza dei casi, la visita medica, unita all’analisi della storia clinica, delle abitudini di vita della persona interessata e delle modalità di insorgenza del disturbo, è sufficiente a stabilire la “benignità” del mal di schiena presente e a suggerire un primo approccio terapeutico per alleviarlo.

L’esecuzione di indagini di strumentali (radiografia, TAC, risonanza magnetica, densitometria ossea, test neurologici ecc.) è indicata soltanto in una minoranza di casi, quando l’insieme delle manifestazioni e il quadro clinico complessivo del paziente inducono a sospettare che all’origine del dolore vi sia una patologia meritevole di interventi mirati, compreso il ricorso alla chirurgia.

Contratture muscolari:

Con il termine contrattura muscolare si identifica il fastidio dovuto a un una serie di alterazioni dei muscoli, di durata variabile da pochi minuti a diversi giorni. La contrattura fa parte dei disordini muscolari funzionali da fatica indotti, ed è spesso legata a traumi o microtraumi, che si manifestano soprattutto nel corso di attività sportive di vario genere.

La denominazione trae origine dal termine latino “contractus” (che sta per “contratto, ristretto”), ed esprime bene la contrazione involontaria di uno o di un gruppo di muscoli, cui si associa la rigidità dell’arto o della zona del corpo colpita.

Per chi fa una regolare attività fisica, in ogni caso, la contrattura muscolare è un meccanismo di risposta allo sforzo molto intenso e può dipendere dalle eccessive sollecitazioni sui fasci muscolari, da uno stato di affaticamento del muscolo, dall’insufficiente riscaldamento, dalla presenza di problemi alle articolazioni, da movimenti eseguiti molto intensamente in maniera scorretta o dalla scarsa preparazione fisica.

Spesso il paziente descrive la contrattura come una tensione o una rigidità, ma sia per gli sportivi professionisti, sia per i non sportivi, esiste una certa difficoltà nel descrivere con esattezza il fastidio che si prova. Di conseguenza per un medico o per un terapista è molto difficile identificare una contrattura. La contrattura spesso viene confusa con l’infiammazione, che però è molto diversa e va affrontata con un approccio diverso.

La contrattura si può riconoscere dalla presenza di questi fattori:

  • L’aumento del tono muscolare di uno o più fasci;
  • La parte interessata tende ad assumere la forma di un “nodo” come se il muscolo fosse sotto sforzo;
  • Scarsa elasticità del muscolo coinvolto, in un processo che spesso coinvolge anche i fasci muscolari vicini;
  • Dolore alla palpazione e a riposo;
  • Limitazioni importanti allo svolgimento dei normali movimenti.

Terapia

Le infiltrazioni sono iniezioni in punti specifici che portano alla risoluzione del dolore. Di fondamentale importanza è appunto trovare il punto esatto non solo dove eseguire l infiltrazione, ma anche in che strato muscolare o fasciale eseguire l infiltrazione dei farmaci scelti.

Spesso vengono pazienti che hanno eseguito piu infiltrazioni senza esiti; un infiltrazione fatta bene dà quasi subito una risoluzione del dolore del 30-40%. Ovvio si consiglia sempre un ciclo completo di infiltrazioni, che puo variare da 3 a 8 infiltrazioni.

Prima di eseguire un ifnitlrazione bisogna ben esaminare la clinica del paziente, la RMN vertebrale, e altri esami fondamentali per pianificare il percorso terapeutico piu idoneo.

Il costo di una singola infiltrazione è di 120 Euro, mentre un ciclo di 4 infiltrazioni viene 320 euro anzichè 480 Euro.

Eseguo le infiltrazioni nel mio ambulatorio sito nell Ospedale Universitario di Trieste, in modo da avere sempre a disposizione tutte le figure professionali necessarie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guarda: Microchirurgia ed endoscopia

 

 

 

 

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